Che differenza c'è tra KO (Knock Out) e KD (Knock Down) negli sport da combattimento?
La differenza tra KO e atterramento è sostanziale negli sport da combattimento: in questo articolo vediamo le differenze, i KO e KD più famosi della storia, le immagini più iconiche e i video dei match più importanti dove sono avvenuti.
Che differenza c'è tra KO (Knock Out) e KD (Knock Down) negli sport da combattimento?
Nel pugilato e negli sport da combattimento, i termini "Knock Down" (KD) e "Knock Out" (KO) rappresentano due eventi distinti che possono verificarsi durante un incontro, entrambi con un impatto significativo sul corso e sull'esito del combattimento. Comprendere queste differenze è cruciale per chi pratica e segue sport a contatto pieno come il pugilato, la kickboxing, la Muay Thai o le MMA.

Knock Down (KD) e Knock Out (KO): definizioni e differenze fondamentali
- Knock Down (KD): un Knock Down, in italiano "atterramento", si verifica quando un combattente viene colpito duramente e cade al tappeto, ma rimane cosciente o è in grado di riprendersi entro un conteggio di dieci secondi eseguito dall'arbitro. Quando il pugile appoggia il ginocchio a terra (tipicamente dopo un colpo al fegato) viene considerato, appunto, atterrato e parte il conteggio. Se il fighter si rialza in tempo (entro la fine del conteggio) e dimostra di essere in grado di continuare, l'incontro prosegue. Il Knock Down è un momento critico che può influenzare significativamente il punteggio del round, ma non determina automaticamente la fine dell'incontro. In molte discipline multipli atterramenti nel corso di un round o del match implicano la fine dell'incontro per KOT (nel pugilato, tre nella stessa ripresa).
- Knock Out (KO): un Knock Out avviene quando un combattente subisce un colpo che lo rende incapace di continuare il combattimento, sia per una perdita di coscienza che per l'incapacità di alzarsi entro il conteggio dell'arbitro. Un KO è considerato un risultato finale e definitivo, poiché il combattente è chiaramente incapace di continuare l'incontro, portando alla sua immediata conclusione.
KO e TKO: Le Differenze nelle Diverse Discipline
- KO (Knock Out): un KO si verifica quando un combattente viene messo fuori combattimento, perdendo conoscenza o cadendo in una condizione in cui non può continuare l'incontro. Il KO è tipicamente il risultato di un colpo preciso e potente che "spegne" istantaneamente il combattente o comunque lo stordisce fino a renderlo incapace di continuare. Nel pugilato, un KO può essere dichiarato se il combattente non riesce a rialzarsi entro il conteggio di dieci dell'arbitro o non risponde all'arbitro mentre è a terra. Nelle MMA, il KO può essere dichiarato anche quando un combattente perde conoscenza a causa di un colpo (legale) o è incapace di continuare.
- TKO (Technical Knockout, o KO Tecnico): Un TKO (o KOT) si verifica quando l'arbitro o un medico a bordo ring decide che un combattente non può continuare in sicurezza l'incontro, pur rimanendo cosciente. Questo può avvenire quando non riesce a difendersi adeguatamente o subisce troppi colpi. Nelle MMA, un TKO può essere dichiarato se un fighter non è in grado di difendersi da una serie di colpi, a terra o in piedi. Nel pugilato, un TKO può anche essere dichiarato se un combattente viene atterrato più volte in un singolo round (solitamente tre KD portano a un TKO automatico in molte federazioni). Viene dichiarato il TKO anche in seguito ad una ferita creatasi a seguito di colpi regolari.
Eccezioni alla regola: il Lethwei (Pugilato Birmano)
Il Lethwei, o Pugilato Birmano, è una disciplina simile alla Muay Thai (ma i praticanti dell'una e dell'altra tendono a prendere reciprocamente le distanze) dove, nella sua forma tradizionale, vige la regola del "Knock Out only to win", ossia è possibile vincere solo per KO e non esistono cartellini. È possibile quindi vincere solo in 4 modi:
- per KO
- per TKO
- per abbandono
- per stop medico
Se nessuna di queste quattro cose accade, il match viene dichiarato pari.
Ma una delle regole particolari del Lethwei è che un KO non conclude per forza un match. Se un fighter finisce KO gli vengono concessi 2 minuti per recuperare e mostrare di essere capace di continuare a combattere. Se decide di continuare, tuttavia, non sono concessi altri minuti extra; inoltre non sono concessi minuti extra nel quinto (ed ultimo) round. Qualora si venisse messi KO nel quinto round, il match finirebbe.

Ruolo dell'arbitro e del medico
L'arbitro e il medico svolgono un ruolo cruciale nella determinazione di KO e TKO. Nelle MMA, un arbitro può dichiarare un TKO se ritiene che un combattente non sia in grado di difendersi adeguatamente, come durante un "ground and pound". Nel pugilato sia l'arbitro che il medico possono intervenire per fermare l'incontro se un combattente non è in grado di continuare in sicurezza. Questa autorità è fondamentale per preservare i fighter da lesioni più gravi.
Caratteristiche fisiche del KO
Non ci sono adeguati studi medici sul KO (per ovvi motivi) ma molti medici e specialisti concordano sul fatto che si tratti di un trauma correlato al tronco encefalico. Tipicamente il KO si ottiene da colpi alla testa: non è apparentemente possibile perdere conoscenza tramite colpi ad altre parti del corpo, se non indirettamente a causa del dolore.
Normalmente un KO avviene quando c'è una rapida rotazione della testa (ma a volte si ottiene un KO anche in seguito ad un colpo diretto al mento o all'orbita oculare). Segue qualche secondo di perdita totale di coscienza dalla quale spesso si riemerge senza alcuna memoria dell'accaduto.
Esistono anche KO più "leggeri", dove non c'è perdita di coscienza ma solo una generica "confusione mentale": in generale comunque dopo un KO si ha una perdita della propriocezione, disorientamento, problemi di udito e di visione, spesso incapacità di esprimersi correttamente e quasi sempre una grande difficoltà a camminare o addirittura a stare in piedi.
Submission e altri tipi di interruzioni
Negli sport di combattimento come le MMA, la "submission" ("sottomissione") rappresenta un altro modo per terminare un incontro. A differenza del KO, la submission si verifica quando un combattente è costretto a cedere per evitare un infortunio grave, come in una leva articolare o in uno strangolamento. Questo tipo di interruzione non esiste nel pugilato ma è comune in discipline come il Brazilian Jiu-Jitsu, il Judo o il Sambo.
Implicazioni per la salute dei fighter
Gli effetti di un KO o di un TKO sulla salute degli atleti possono essere gravi. I KO spesso causano commozioni cerebrali e, se ripetuti, possono portare a danni cerebrali permanenti come l'encefalopatia traumatica cronica (CTE). Le federazioni sportive, sia nel pugilato che nelle MMA, hanno istituito protocolli medici rigidi per proteggere la salute degli atleti. Ad esempio, periodi di sospensione obbligatori seguono un KO o un TKO per permettere una piena guarigione.
Sì o no al caschetto protettivo?
Nel pugilato dilettantistico l'uso del caschetto protettivo è un tema controverso. Alcuni studi suggeriscono che il caschetto possa ridurre i traumi cranici superficiali, mentre altri sostengono che possa aumentare il rischio di concussioni rendendo la testa un bersaglio più grande e limitando la visione periferica. Questa controversia continua a dividere gli esperti e le federazioni su come garantire al meglio la sicurezza degli atleti.
Guardia alta: come il KO influenza la tecnica
Chiaramente un principio base del pugilato e degli sport da combattimento a contatto pieno è quello di evitare il KO. Per questo tendenzialmente si usa una guardia alta, con le braccia a protezione del viso e della testa, oltre ad imparare tecniche di schivate e movimenti che salvaguardino da colpi risolutivi alla testa. Ovviamente esistono tipi di guardie e tecniche evasive differenti per tipologie di colpi possibili differenti: le schivate pugilistiche basse non sono adatte a schivare ginocchiate o calci della kickboxing e le guardie lunghe della Muay Thai sono pensate per tenere lontani i pericolosissimi gomiti dal viso.
KO come penalità negli sport a contatto leggero
In sport come il Karate a punti o altre discipline di contatto leggero, un KO è spesso visto come una penalità. Questo perché tali sport privilegiano la tecnica e il controllo, e un colpo che mette fuori combattimento un avversario può essere considerato un uso eccessivo di forza, portando alla squalifica del combattente che l'ha effettuato e alla vittoria dell'avversario che ha subito il KO.
I KO, TKO o submission più famosi della storia
Esistono innumerevoli match vinti per KO, TKO o submission che hanno segnato la storia del pugilato, della kickboxing, della Muay Thai e delle MMA: eccone alcuni tra i più clamorosi, che hanno segnato in alcuni casi inesorabilmente le carriere dei fighter.
Anthony Joshua vs Daniel Dubois
Il pupillo di Eddie Hearn Anthony Joshua ha avuto l'occasione prendersi la cintura dei pesi massimi di Daniel Dubois, ottenuta da quest'ultimo dopo che la IBF ha privato del titolo Oleksandr Usyk a neanche un mese dal match per l'unificazione delle cinture contro Tyson Fury. Con quella avrebbe potuto reclamare il diritto a battersi contro il vincitore del rematch tra Tyson Fury e tentare la salita sul trono come campione indiscusso. Invece ha condotto un match pessimo dove si è fatto atterrare più e più volte, venendo salvato dalla campana e finendo KO al quinto round. In molti ora si chiedono se dopo quest'ultima figuraccia in carriera Joshua abbia imboccato il viale del tramonto.
Giorgio Petrosyan vs Superbon
Con uno dei più grandi colpi di scena nella storia di ONE Championship e della kickboxing in generale, durante l'evento ONE Championship: First Strike a Kallang, Singapore, il fuoriclasse thailandese Superbon ha inflitto a "The Doctor" la più severa punizione in carriera. Nemmeno il KO subito contro Andy Ristie, 8 anni prima, che aveva interrotto la scia di 42 vittorie consecutive in 6 anni è stato così brutto: Petrosyan è stato infatti in grado di rialzarsi da quel KO e battere colossi del ring come Enriko Kehl, Jo Nattawut, Chingiz Allazov, Phetmorakot, Artem Pashporin, Davit Kiria prima di imbattersi in Superbon, che a 20 secondi dall'inizio del secondo round, dopo averlo tentato varie volte dall'inizio del match, ha centrato Petrosyan alla mandibola, rompendogliela e lasciandolo incosciente al tappeto. Da quel giorno l'italo-armeno è cambiato, facendo presagire un suo ritiro; è stato tuttavia in grado di conquistare un altro titolo, il WAKO Pro, forse l'unico che mancasse alla sua eccezionale collezione.
Mike Tyson vs Buster Douglas
Se c'è un match che incarna il concetto di "upset" (intraducibile in italiano: "sconfitta inaspettata" non rende giustizia) è proprio il match tra l'allora imbattibile campione indiscusso dei pesi massimi Mike Tyson. Nessuno avrebbe mai pensato che l'underdog Buster Douglas avrebbe potuto anche solo impensierire "Iron Mike". Ma quella sera Buster Douglas aveva dalla sua una determinazione incrollabile, nata dalla promessa fatta a sua madre morta solo 23 giorni prima: "Batterò Tyson". Mike, invece, aveva palesemente sottovalutato l'avversario, rifiutandosi addirittura di andare a letto presto la sera prima: "È un amatore. Potrei batterlo anche se non dormissi per cinque settimane". Effettivamente, a soli 10 secondi dall'ottavo round, Mike ha messo a segno uno dei suoi leggendari uppercut che ha mandato al tappeto Douglas. Ma (c'è chi dice con la complicità di un conteggio particolarmente lento) da quel tappeto Douglas si è rialzato ed ha dato del filo da torcere a Tyson per tutto il nono round, arrivando addirittura a chiudergli un occhio. E al decimo round gli ha restituito il favore, con un montante che ha fatto saltare la testa di "The baddest man on Earth" facendolo finire al tappeto. L'arbitro Octavio Meyran ha iniziato il conteggio, mentre Tyson cercava disperatamente di rimettersi il paradenti saltato via e provava a rialzarsi... ma la bilancia del destino quella sera pendeva dalla parte del ragazzone dell'Ohio, venuto a sconvolgere la vita di una delle più grandi icone del pugilato e dello sport degli anni '80 e '90.
Muhammad Ali vs George Foreman
Non esiste, forse, nella storia del pugilato un match più famoso di "Rumble in the Jungle", il drammatico match tenutosi a Kinshasa, nello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo) tra l'imbattuto campione unificato dei pesi massimi George Foreman e la leggenda del ring Muhammad Ali.
Di fronte a 60.000 persone Ali ha compiuto il miracolo, facendo sapiente uso di ogni mezzo lecito (dal rope-a-dope utilizzato sulle corde lente, al suo footwork magistrale, alla scelta della location, alle provocazioni verbali e fisiche) e della sua tecnica sopraffina per sfuggire alle terribili bordate di Big George per otto lunghissimi round. E dopo averlo fatto sfinire per otto round, Ali ha approfittato della sua stanchezza per piazzare a segno i colpi al viso ed il diretto destro finale che segnerà la storia della boxe. Mentre Foreman cadeva a terra, veniva scritta una delle pagine più importanti nel libro mastro della Nobile Arte.
Rocky Marciano VS Jersey Joe Walcott
Il 23 settembre 1952 Philadelphia è stato teatro di uno scontro che avrebbe cambiato per sempre la storia della boxe: Rocky Marciano contro Jersey Joe Walcott. Marciano, con un record immacolato, sfidava il campione del mondo, un Walcott che sembrava sicuro di tenere ben salda la cintura grazie alla sua esperienza e alla sua superiorità tecnica. Sin dai primi scambi Walcott ha dimostrato di saper gestire l’irruenza di Marciano, mandandolo addirittura al tappeto nel primo round con un colpo preciso che avrebbe anche potuto chiudere il match in anticipo.
Ma Marciano non aveva intenzione di mollare e continuava ad avanzare in mezzo ai colpi. I round tuttavia scorrevano e il vantaggio di Walcott sembrava incolmabile. Ma al tredicesimo round, quando tutto sembrava perduto, Marciano compie il miracolo: con un diretto destro potente e preciso, il suo famoso "Suzie Q", colpisce Walcott al mento, mandandolo al tappeto. Quel colpo consegnò a Marciano il titolo mondiale dei pesi massimi, aggiungendo un capitolo fondamentale alla sua leggenda.
George Foreman vs Michael Moorer
Il 5 novembre 1994 George Foreman ha, ancora una volta, fatto la storia. A 45 anni è salito sul ring per affrontare il campione dei pesi massimi Michael Moorer. Nessuno avrebbe mai pensato che Foreman sarebbe stato in grado di affrontare un giovane leone: infatti per ben dieci round Moorer ha tempestato di colpi Foreman, che tuttavia continuava ad avanzare imperterrito.
Al decimo round, con un occhio quasi chiuso ed in evidente svantaggio sui cartellini, Foreman ha visto un buco nella guardia di Moorer ed ha fatto partire uno dei suoi destri terrificanti, quelli dai quali non ci si rialza più. Moorer è stramazzato a terra e l'arbitro ha iniziato a contare: ogni tentativo di rialzarsi è stato vano e al "dieci" Foreman è stato nuovamente incoronato campione del mondo, dopo vent'anni dal suo primo titolo.
Sugar Ray Robinson vs Jake LaMotta
Il match tra Sugar Ray Robinson e Jake LaMotta è passato alla storia come "Il massacro di San Valentino". Tenutosi infatti il 14 febbraio 1951 a Chicago, segnò il momento in cui Robinson strappò tutte le cinture a LaMotta, il quale tuttavia vendette cara la pelle e si rifiutò di finire al tappeto. Robinson dovette lottare fino al tredicesimo round prima di guadagnarsi la vittoria per KOT, lasciando un LaMotta stremato appeso alle corde. La loro rivalità verrà ripresa anche nel film "Toro Scatenato" di Martin Scorsese, con i grandi attori Robert De Niro e Joe Pesci.
Marvin Hagler vs Thomas Hearns
Soprannominato "The Fight" ("Il Combattimento") per definizione, in seguito chiamato anche "The War" ("La Guerra"), il match che si tenne il 15 aprile 1985 tra "The Marvelous" Marvin Hagler e "The Hitman" Thomas Hearns per il titolo di campione "undisputed" dei pesi medi è stato uno dei più grandi match della storia. Durato soli tre round, viene considerato anche uno dei più drammatici e violenti incontri di pugilato mai esistiti. Hagler, campione indiscusso, affrontava un Hearns feroce che era disposto a giocarsi la vita pur di afferrare le sue cinture.
Sin dalla campana iniziale i due si scambiarono colpi senza preoccuparsi di difendersi: al primo round Hearns riuscì a stordire Hagler aprendogli una ferita sulla fronte ma il campione non voleva saperne di arretrare e continuava a tempestare lo sfidante di colpi. Al terzo round la ferita divenne problematica e l'arbitro Richard Steele fermò l'incontro per farla controllare, ma il medico lasciò continuare il match. Tornato al centro del ring, Hagler colpì Hearns con un tremendo overhand che lo spinse alle corde, stordito. Hearns accennò ad un ghigno di sfida, lasciando intuire che il colpo non fosse poi così forte. Ma Hagler rincarò la dose con un terribile gancio destro al viso che fece barcollare Hearns: Hagler lo rincorse per finirlo con un devastante destro alla mandibola e due montanti non necessari. Hearns cadde col viso al tappeto mentre Sugar Ray Leonard, che commentava l'evento, urlava nel suo microfono "He's gone... he's gone!". L'arbitro iniziò il conteggio: Hearns riuscì ad alzarsi al 9, ma non fu capace di continuare. Il viso insanguinato di Hagler e l'immagine di Hearns che veniva portato via a braccia dal suo angolo rimarranno per sempre nell'iconografia della Nobile Arte.
Juan Manuel Márquez IV vs Manny Pacquiao
Il KO subito da Manny Pacquiao nel match contro Juan Manuel Márquez IV nel match considerato "Fight of the Decade" è stato nominato "Knockout of the Year" dalla rivista Ring Magazine. Il vincitore del match tenutosi alla MGM Grand Arena di Las Vegas, in Nevada, avrebbe vinto una cintura commemorativa della WBO denominata "Champion of the Decade". Dopo un paio di round di studio Marquez trovò il modo di fermare gli attacchi dalla distanza di Pacquiao colpendolo con vari ganci al corpo. La strategia funzionò e Marquez trovò l'apertura per un destro "overhand" che atterrò Pacquiao, per la prima volta nei loro quattro match. Pacquiao si rialzò ma non fu in grado di combattere efficacemente fino alla fino del round. Nel quarto round, il grande pugile filippino sembrava aver accusato il colpo e non era in grado di trovare aperture, mentre Marquez si portava in vantaggio sui cartellini. Al quinto round però Pacquiao trovò spazio per andare a segno con un tremendo sinistro che atterrò Marquez, il quale però si rialzò prontamente e rispose con un potente destro che scosse Pacquiao.
Ma PacMan non era disposto a cedere facilmente la vittoria: i due scambiarono numerosi colpi e Pacquiao riuscì a entrare con un gancio destro che ruppe il naso a Marquez e gli fece traballare le ginocchia. Mentre l'arbitro Kenny Bayless cercava di capire il da farsi, il round volgeva al termine. All'inizio del leggendario sesto round, Pacquiao riprese da dove aveva lasciato, tempestando di colpi Marquez: andò avanti così per tutto il round. Ma a dieci secondi dalla fine, Marquez lo spinse alle corde: Pacquiao fintò due volte un jab, presumibilmente pronto a lanciare il suo marchio di fabbrica (jab-jab-cross) ma Marquez si era allenato per mesi a controbattere a quella combo. Schivando il secondo jab, fece esplodere un destro terrificante diretto al mento di Pacquiao. La testa di PacMan scattò all'indietro violentemente ed il campione cadde a terra "come corpo morto cade": non riuscirà a riprendere i sensi se non dopo due lunghissimi minuti e venti secondi, facendo temere per la sua incolumità. In tanti hanno pensato che dopo un KO del genere la carriera di Pacquiao fosse finita ma Pacquiao si è rialzato da quel match combattendo altri incontri di alto livello contro fighter come Timothy Bradley, al quale ha strappato il titolo WBO International dei pesi welter e Keith Thurman, privandolo del titolo WBA (Super) alla veneranda età di 40 anni. A 45 anni, nel 2024, Pacquiao combatte ancora, affiancando carriera politica ed esibizioni sul ring: segno che un KO non è un punto nella carriera di un campione.
Saenchai vs Thongchai
Thongchai è probabilmente l'unica persona al mondo ad aver messo KO Saenchai. Nel 1996 i due si sono incontrati nel primo match della loro trilogia e Thongchai è stato in grado di andare a segno con una terribile sequenza di pugni al viso che ha scaraventato Saenchai al tappeto oltre le corde. Le due leggende della Muay Thai si riincontreranno altre due volte: il primo match andrà ancora una volta a Thongchai, che vincerà ai punti, mentre l'ultima volta sarà Saenchai a prevalere sui cartellini.
Ronda Rousey vs Holly Holm
Main event di UFC 193, lo scontro tra la grande pugile e kickboxer Holly Holm e l'astro olimpico del Judo Ronda Rousey nella gabbia delle MMA ha mosso più di 50.000 persone a riempire l'Etihad Stadium di Melbourne, in Australia. E tutti i fan furono protagonisti di uno dei più grandi upset della storia delle MMA: la Holm, con la sua guardia mancina e la sua superiore abilità come striker e soprattutto come pugile, arrivava da underdog ma si è subito imposta sulla favorita Rousey, che non riusciva ad accorciare la distanza per far valere le sue doti di lottatrice. Il primo round si è chiuso con una Ronda Rousey in evidente difficoltà ed il viso macchiato di sangue.
Il secondo round ha seguito lo stesso copione ma la Rousey, probabilmente stanca di quel continuo martellio, ha tentato di accorciare con troppa irruenza, scoprendosi e venendo punita immediatamente dalla Holm con un terribile diretto sinistro al viso che l'ha spedita al tappeto. Rialzandosi girata, Ronda Rousey non ha visto il calcio al viso che ha segnato per lei la fine del match, della sua scia di vittorie e secondo molti anche la fine della sua carriera. Ripresasi infatti da quel terribile KO Ronda Rousey ha tentato invano di affrontare Amanda Nunes, per poi ritirarsi definitivamente dalle MMA e dedicare la sua vita allo spettacolo del wrestling professionale ed al cinema.
Joanna Jędrzejczyk vs Rose Namajunas
Fino a quel momento la regina indiscussa della gabbia nei pesi paglia era una atleta polacca dal nome impronunciabile anche dagli annunciatori, Joanna Jędrzejczyk. Con 14 vittorie e zero sconfitte su nomi eccellenti come Carla Esparaza, Karolina Kowalkiewicz, Jessica Andrade e Cláudia Gadelha, nessuno sembrava veramente minacciare il regno di Joanna Jędrzejczyk prima che si stagliasse all'orizzonte Rose Namajunas. Ma quel 4 novembre 2017, durante l'evento UFC 217 al Madison Square Garden di New York, nella undercard di Michael Bisping vs. Georges St-Pierre, la underdog Rose è riuscita nell'impresa impossibile: forte del suo footwork e della sua mobilità, ha mandato varie volte a vuoto una frustrata Jędrzejczyk, per centrarla a 2:05 dalla fine del round con un terrificante gancio sinistro che l'ha spedita al tappeto. Incapace di difendersi dalla tempesta di colpi, la regina è stata dichiarata sconfitta, tra l'incredulità dei presenti e di tutto il mondo delle MMA. Le due si riincontreranno in un rematch per la cintura il 7 aprile dell'anno seguente, ma ancora una volta la Namajunas si imporrà su Joanna, questa volta battendola ai punti.
Nate Diaz vs Conor McGregor
I due "bad boys" della gabbia si sono scontrati la prima volta a UFC 196, nel "lontano" 5 marzo 2016, come protagonisti del main event della serata. L'evento, tenutosi alla MGM Grand Garden Arena di Las Vegas, vedeva in roster nomi come Holly Holm, Miesha Tate, Valentina Shevchenko, Amanda Nunes. McGregor veniva da una scia di 13 match vinti, sui 19 vinti sino a quel momento con solo due sconfitte. Imbattuto in UFC, McGregor avrebbe dovuto affrontare Rafael dos Anjos, che tuttavia si era ritirato poco prima per un infortunio. Con solo 11 giorni di preavviso, Nate Diaz, veterano delle arti marziali miste, ha accettato un incontro al catchweight di 77 kg (170 libbre), una classe sopra di quella di McGregor anche dopo il passaggio dai pesi piuma ai pesi leggeri.
McGregor ha iniziato subito in maniera aggressiva, facendo valere il suo lavoro di striking. Per tutto il primo round ha tempestato Diaz di colpi: entrambi mancini, non hanno potuto sfruttare il vantaggio della guardia. Il round si è chiuso con un vantaggio palese di McGregor sui cartellini, ma Diaz non si è scomposto. Il secondo round è iniziato alla stessa maniera ma McGregor ha cominciato a mostrare segni di stanchezza: Diaz ha colto l'occasione per andare a segno con un diretto sinistro che ha stordito McGregor e Diaz ha sfruttato il momento tempestando McGregor di colpi. L'irlandese ha tentato di uscire dalla situazione con un takedown, ma Diaz si è assicurato una guillotine choke prima di assumere la posizione di montada ed infine scivolare dietro la schiena di McGregor per andare alla vittoria con un rear-naked choke. A 4 minuti e 12 secondi del secondo round McGregor ha battuto ed è stato così sconfitto, lasciando il mondo delle MMA a bocca aperta. I due si riicontreranno il 20 agosto seguente e McGregor questa volta prevarrà ai punti, ma la loro faida è da considerarsi ad oggi tutt'altro che conclusa.
I KO mortali nella storia
Anche se le morti sul ring sono molto rare nella storia degli sport da combattimento ci sono stati casi di KO con conseguenze fatali. Un esempio noto è quello di Ernie Schaaf, che morì pochi giorni dopo aver subito un KO da Primo Carnera nel 1933. Questi eventi tragici hanno spinto le organizzazioni sportive a rafforzare le misure di sicurezza e i controlli medici preventivi per garantire la salute degli atleti prima e dopo gli incontri.
Conclusione
La comprensione delle differenze tra KO e KD, così come degli altri tipi di interruzioni di un incontro, è fondamentale per chiunque pratichi o segua gli sport da combattimento. Questi termini rappresentano non solo diversi modi di concludere un match, ma anche le diverse dinamiche strategiche e i rischi associati. Mantenere un equilibrio tra spettacolo e sicurezza è essenziale per garantire l'integrità e la sostenibilità di questi sport.