Donne che combattono: storia e leggende delle guerriere di ogni tempo
Storia delle donne che combattono: dai miti e le leggende dell'antichità attraverso le guerre e gli scontri tribali, fino alle arti marziali e gli sport da combattimento, in perenne lotta nei secoli con l'avversario più scorretto ed infido, il pregiudizio.
Donne che combattono: storia e leggende delle guerriere di ogni tempo
Nel corso della storia numerose donne si sono distinte nel mondo degli sport da combattimento e delle arti marziali, rompendo barriere di genere e dimostrando la loro abilità e determinazione nel combattimento, facendosi strada tra mille ostacoli e pregiudizi e dimostrando di essere capaci come e più degli uomini sul ring, nel dojo, nel combattimento reale.
In questo articolo esploreremo storie e leggende delle donne nelle arti marziali e negli sport da combattimento, esaminando le figure femminili più influenti e abili nella loro disciplina.
Le donne combattenti nell’antichità
In Asia, donne come Tomoe Gozen e Hua Mulan hanno combattuto con valore e abilità, aprendo la strada a molte altre donne guerriere nei secoli a venire.
In Giappone le donne samurai, chiamate onna-bugeisha, erano addestrate all'uso delle armi e alla lotta corpo a corpo. Erano spesso reclutate per difendere il proprio clan o per combattere in battaglie importanti. Tomoe Gozen, una delle onna-bugeisha più famose, fu una abile combattente al servizio del clan Minamoto durante il periodo Heian (794-1185).

Tomoe Gozen è stata una donna samurai giapponese che ha vissuto durante il periodo Heian, tra l'XI e il XII secolo. Si dice che fosse una guerriera abile e coraggiosa, che abile nell'utilizzo dell'arco e della spada e che fosse molto rispettata dagli uomini del suo tempo.
Tomoe Gozen servì come guerriera al servizio del clan Minamoto, una delle più importanti famiglie nobili del Giappone dell'epoca. Si racconta che abbia combattuto in diverse importanti battaglie, tra cui la battaglia di Awazu del 1184, in cui i Minamoto combatterono contro le forze del clan Taira.
In questa battaglia Tomoe Gozen si distinse per la sua abilità e il suo coraggio, uccidendo molti guerrieri nemici: si dice che sia stata l'unica a tornare viva dal campo di battaglia.
Nonostante la sua abilità come guerriera, Tomoe Gozen è stata nota anche per la sua bellezza e la sua eleganza. Viene descritta come una donna attraente, con lunghi capelli neri e occhi profondi.
La figura di Tomoe Gozen è diventata un simbolo di forza e coraggio per molte donne in Giappone e in tutto il mondo, e la sua storia è stata raccontata in molti romanzi, film e opere d'arte, ispirando l'immagine di una donna affermata ed indipendente in un mondo dominato dagli uomini.
In Cina, le donne guerriere chiamate "jiaoren" sono state una figura importante nella storia. Queste donne erano addestrate nell'arte del combattimento e spesso si univano all'esercito per combattere al fianco degli uomini.
Una delle jiaoren più famose è Hua Mulan, che fu resa famosa dalla poesia "Ballata di Mulan".
Hua Mulan è una leggendaria eroina cinese, nota per essersi travestita da uomo per prendere il posto del padre anziano nell'esercito imperiale cinese durante il periodo della dinastia Wei del Nord (386-534 d.C.) per combattere contro gli invasori nomadi provenienti dal nord. Inizialmente, Mulan incontrò qualche difficoltà a farsi accettare dagli altri soldati, ma presto dimostrò la sua abilità e il suo coraggio in battaglia.
Mulan combatté con successo per molti anni, guadagnandosi il rispetto degli altri soldati e dei suoi superiori. Alla fine della guerra, Mulan rifiutò le ricompense offerte dall'imperatore e decise di tornare a casa per prendersi cura della sua famiglia.
La storia di Hua Mulan è stata raccontata in molte forme diverse, ma in tutte le versioni Mulan viene rappresentata come una figura coraggiosa e devota alla sua famiglia e alla sua patria. La sua storia è stata usata per rappresentare l'idea che le donne possono essere tanto abili e coraggiose quanto gli uomini, e che possono superare le barriere di genere per affermare il proprio potere e la propria indipendenza.
La figura di Hua Mulan è diventata un simbolo di forza e coraggio per molte donne in Cina e in tutto il mondo e la sua storia è stata adattata in numerosi film, spettacoli teatrali e libri per bambini. Nel 1998, la Disney ha prodotto un film d'animazione intitolato "Mulan", ispirato alla leggenda di Hua Mulan e nel 2020 è uscito il documentario con Leslie Cook diretto da Ian Shepherd sulla storia della leggendaria eroina.

Le storie di donne combattenti si susseguono nella storia di tutte le civiltà e non sono limitate a Cina e Giappone: le donne guerriere celtiche erano molto rispettate nella società nordica antica e spesso partecipavano alle battaglie insieme agli uomini. Una delle più famose era Boudicca, regina della tribù celtica degli Iceni, che guidò una ribellione contro l'occupazione romana della Britannia nel 60 d.C.

In India, una delle donne guerriere più famose è stata Rani Lakshmibai, una regina del XIX secolo che combatté contro il dominio coloniale britannico in India. Lakshmibai si unì alla ribellione indiana del 1857 e guidò le sue truppe in diverse battaglie. Era nota per la sua abilità nel combattimento a cavallo e nel maneggio della spada.
Anche in Africa molte donne hanno combattuto per la loro libertà e indipendenza, spesso mettendo in gioco la loro vita. La regina di Ndongo, Nzinga Mbande, condusse una resistenza contro l'invasione portoghese del XVII secolo in Angola.
Le donne a Sparta
A Sparta le donne avevano un ruolo importante nella società e nella cultura. Erano addestrate fin dalla giovane età all'attività fisica e sportiva, e partecipavano a competizioni simili a quelle degli uomini.
Inoltre le donne spartane erano incoraggiate a diventare forti e abili in modo da produrre figli sani e robusti, che sarebbero poi diventati cittadini spartani e guerrieri. Per questo motivo, molte donne spartane erano anche addestrate all'uso delle armi e alla lotta corpo a corpo.
Nonostante non fosse comune che le donne spartane partecipassero alle battaglie, in alcune occasioni furono coinvolte nella difesa della loro città. Ad esempio, durante la battaglia delle Termopili nel 480 a.C., quando gli Spartani si scontrarono con le forze persiane, le donne furono incaricate di difendere la città mentre gli uomini erano impegnati in guerra.
Una delle leggende più famose riguardanti le donne guerriere spartane è quella di Gorgo (Γοργώ), moglie del re Leonida I. Quando un inviato persiano chiese a Gorgo perché le donne spartane fossero così forti, lei rispose: "Perché siamo le uniche donne che partoriscono veri uomini".
In generale, le donne spartane godevano di una maggiore libertà e indipendenza rispetto ad altre donne dell'antica Grecia, ma ciò non significa che fossero completamente paritetiche agli uomini: tuttavia il loro ruolo nella società spartana e la loro reputazione come donne forti e abili le ha rese famose in tutto il mondo.
Le donne guerriere nei miti e nelle leggende
Le donne guerriere hanno avuto un ruolo importante in molte leggende e miti di diverse culture in tutto il mondo. Spesso queste donne sono state rappresentate come forti, coraggiose e abili in battaglia e sono state celebrate come eroine e simboli di potere e libertà.
Le Amazzoni
Le Amazzoni erano un popolo leggendario di donne guerriere, che secondo la mitologia greca vivevano nella regione del Mar Nero, nell'attuale Asia Minore. Si diceva che fossero abili combattenti a cavallo, che combattessero alla perfezione con arco e lancia e che fossero esperte in battaglia tanto quanto gli uomini.

Le leggende sulle Amazzoni furono narrate per la prima volta da poeti greci come Omero, Esiodo e Pindaro, e successivamente riprese da molti altri autori dell'antichità. Secondo queste leggende, le Amazzoni avevano una società matriarcale, in cui le donne erano al potere e gli uomini erano subordinati. Si diceva che le donne governassero la società, prendessero decisioni politiche e fossero anche a capo delle forze armate.
Il mito delle Amazzoni ha ispirato molti artisti, scrittori e registi nel corso dei secoli ed esse sono state soggetto di numerose opere d'arte letterarie e pittoriche. Tuttavia l'esistenza effettiva delle Amazzoni come popolo storicamente esistito è oggetto di dibattito tra gli studiosi. Molti ritengono che si tratti di una leggenda creata dalla cultura greca per esplorare le dinamiche di genere e la relazione tra uomini e donne nella società. Altri, tuttavia, ritengono che le Amazzoni abbiano avuto un'origine storica e che abbiano avuto un impatto significativo sulla cultura e sulla storia dell'antica Asia Minore.
Le donne combattenti nei miti di tutto il mondo
Le donne guerriere dei miti di ogni tempo e luogo sono rappresentate come simboli di forza, coraggio e determinazione, fonte di ispirazione per molte generazioni di donne che hanno cercato di superare le barriere di genere e di affermare la propria indipendenza e il proprio potere.
Nella mitologia greca, la dea della guerra Atena era spesso rappresentata come una guerriera coraggiosa e astuta, che proteggeva gli eroi e li aiutava a vincere le battaglie. Anche le Amazzoni citate sopra sono state celebrate in molte leggende e miti greci.
Nella cultura norrena, la valchiria era una figura mitologica che accompagnava i guerrieri morti in battaglia al Valhalla, il regno degli dèi. Le valchirie erano rappresentate come donne forti e indipendenti, che cavalcano i cieli a cavallo di destrieri alati e che aiutavano gli dèi nella battaglia finale contro le forze del male.
Anche nella cultura celtica molte leggende parlano di donne guerriere. Ad esempio, la regina Maeve dell'antico regno irlandese di Connacht era una guerriera astuta e coraggiosa, che combatté contro il re di Ulster per ottenere il tesoro di Cu Chulainn.
In alcune culture indigene delle Americhe, le donne guerriere erano spesso considerate simboli di potere e spiritualità. Ad esempio, tra i nativi americani delle pianure del Nord, la figura della "donna del bisonte bianco" era un simbolo di potere e di connessione con il mondo spirituale.
Le donne fighter oggi: le campionesse degli sport da combattimento
Le donne fighter di oggi che praticano sport da combattimento come boxe, kickboxing, karate, muay thai, taekwondo, MMA, BJJ, grappling, kung fu e via dicendo devono ancora affrontare, nonostante le battaglie sociali che si protraggono da secoli, ancora diverse sfide e contrastare discriminazioni in un mondo ancora dominato in gran parte dagli uomini.
Le donne che decidono di intraprendere la carriera in uno sport da combattimento spesso hanno meno opportunità rispetto ai loro colleghi maschi: spesso ci sono meno eventi femminili rispetto agli eventi maschili, meno borse di studio e meno sponsorizzazioni disponibili per le ragazze che combattono.
Le fighter sono spesso pagate meno dei loro colleghi maschi, anche quando hanno lo stesso livello di esperienza e abilità.
Molte persone ancora credono che le donne non possano essere abili combattenti o che non siano adatte per gli sport di contatto o di lotta: questo porta talvolta a commenti denigratori, discriminazione e mancanza di rispetto, creando ambienti tossici anche all'interno delle palestre.
A causa del numero inferiore di donne fighter rispetto ai loro colleghi maschi, le donne spesso hanno difficoltà a trovare avversarie di pari livello, dello stesso peso o magari con la stessa esperienza in combattimento: anche in fase di preparazione ad un match, devono spesso viaggiare per chilometri per trovare una sparring partner con la quale allenarsi.
Le donne fighter inoltre spesso non ricevono lo stesso livello di supporto e attenzione dei media rispetto ai loro colleghi maschi. Ciò può rendere più difficile per loro ottenere sponsorizzazioni e farsi notare all'interno dell'industria del combattimento.
Questi problemi possono rendere più difficile per le donne fighter ottenere il successo che meritano e limitare le opportunità per le future generazioni di donne che vogliono diventare fighter.
Come e più dei loro colleghi fighter inoltre le donne che combattono soffrono un ribaltamento della scala di valori: ad oggi il fighter più noto è quello più "influencer" e, purtroppo, è anche quello che può ottenere la borsa più alta. Oggetto dell'attenzione del sesso opposto da sempre, alcune donne (come i loro colleghi maschi, ma decisamente con più successo) sono tentate di promuovere una immagine di sé sul web prima ancora di curare la loro preparazione sportiva. Ciò è vittima di un sistema che paga l'atleta più influencer, invece che l'influencer più atleta. Se fosse vero il contrario, probabilmente si eviterebbero cadute di livello (per entrambi i sessi, s'intende), ferma restante la libertà di disporre a piacimento della propria immagine pubblica e senza voler dare nessun giudizio di merito.
A questi problemi di tipo sociale se ne aggiungono altri di tipo fisiologico che condizionano la donna nel raggiungimento dei suoi obiettivi marziali o sportivi.
La maternità, ad esempio, può avere un impatto significativo sulla carriera di una donna fighter. Le donne fighter devono obbligatoriamente interrompere l'allenamento e le competizioni durante la gravidanza e dopo il parto, il che può comportare parecchio tempo lontano dai combattimenti ed un calo di condizione fisica. Inoltre molte fighter possono anche sperimentare una diminuzione della forza e dell'energia dopo la gravidanza, il che può rendere più difficile tornare ai loro livelli di prestazione precedenti.
Per tutte le donne il ciclo mestruale è un problema ricorrente: durante il ciclo, molte donne sperimentano dolori, gonfiore e affaticamento, il che può influire sulla loro prestazione in allenamento e in gara. Per affrontare questi problemi alcune donne fighter hanno adottato strategie come la modifica della loro dieta e l'uso di integratori per migliorare la propria condizione fisica. Alcune atlete possono anche programmare le loro competizioni in modo da evitare di competere durante il ciclo mestruale, se possibile. Altre ancora decidono di prendere la pillola per interrompere il ciclo, con conseguenti modifiche sul piano ormonale.
Le donne nel pugilato moderno
La storia del pugilato femminile risale almeno al XVIII secolo, ma è solo negli ultimi decenni che il pugilato femminile è stato riconosciuto come uno sport a pieno titolo.
Non è facile identificare la prima donna pugile, poiché non esiste un registro ufficiale delle prime donne che hanno praticato il pugilato. Tuttavia si possono identificare alcune donne che hanno avuto un ruolo importante nella storia del pugilato femminile.
Una di queste donne è Elizabeth Wilkinson, una pugile inglese del XVIII secolo, considerata la prima donna ad aver combattuto in un incontro pubblico. Non si sa molto altro sulla sua carriera e non è chiaro se abbia combattuto con altre donne o solo con uomini. La maggior parte delle informazioni che abbiamo su di lei proviene da resoconti di combattimenti pubblici nei quali si menzionava la sua partecipazione.
Si sa che la Wilkinson è nata a Clerkenwell, Londra, intorno al 1700. Era famosa per la sua abilità nel combattimento a mani nude e per la sua capacità di sconfiggere uomini più grandi di lei. Nel 1722 ha combattuto contro una donna chiamata Hannah Hyfield in un incontro pubblico a Londra: non sono noti altri dettagli del match.
Nel 1725 la Wilkinson ha combattuto contro una donna chiamata Martha Jones in un incontro pubblico al Bear Garden, a Southwark, Londra. La Wilkinson ha vinto l'incontro e questo la rese famosa a livello nazionale come prima donna pugile. Tuttavia, il pugilato femminile era considerato uno spettacolo scandaloso all'epoca e ci sono poche informazioni sui suoi incontri successivi.
Si dice che la Wilkinson avesse una personalità forte e indipendente e che fosse in grado di guadagnarsi da vivere grazie alle sue abilità nel pugilato. Non ci sono molte altre informazioni sulla sua vita: in ogni caso, Elizabeth Wilkinson è ricordata come una figura importante nella storia del pugilato femminile e come la prima donna ad aver combattuto in un incontro pubblico.
Un'altra figura importante nella storia del pugilato femminile è Jane Couch, una pugile britannica che ha lottato per ottenere il riconoscimento del pugilato femminile da parte della Federazione di pugilato britannica negli anni '90. Jane Couch ha avuto una carriera molto importante, vincendo il titolo mondiale dei pesi leggeri femminili nel 1998.
Jane Couch è nata nel 1968 a Fleetwood, nel Lancashire. Ha iniziato a praticare il pugilato all'età di 15 anni: negli anni '90, Jane Couch ha fatto causa alla Federazione di pugilato britannica per il diritto delle donne di combattere legalmente sul ring. Ha vinto la causa nel 1998, aprendo la strada a molte altre donne che hanno potuto praticare il pugilato a livello professionale.
Jane Couch ha avuto una carriera molto importante come pugile, vincendo il titolo mondiale dei pesi leggeri femminili nel 1998. Ha anche combattuto contro altre grandi pugili femminili come Lucia Rijker e Ann Wolfe.
Jane Couch ha annunciato il suo ritiro dal pugilato nel 2007, ma è rimasta attiva nell'ambito del pugilato come allenatrice e manager di giovani pugili.
Oltre alla sua carriera da pugile, Jane Couch è nota per il suo impegno a favore dei diritti delle donne nel pugilato e in altri sport. È stata anche nominata MBE (Member of the Most Excellent Order of the British Empire) nel 2014 per il suo contributo al mondo dello sport.
Le donne nella Kickboxing
La kickboxing è uno sport relativamente giovane rispetto ad altre discipline da combattimento ed è stata sviluppata negli anni '60 e '70 del XX secolo. Anche se ci sono molte donne che hanno fatto la storia della kickboxing, è difficile identificare la prima donna che ha combattuto in un incontro ufficiale di kickboxing.
Ci sono alcune donne che sono state particolarmente importanti nella storia della kickboxing femminile: una di queste è Janice Lyn, pioniera della kickboxing negli Stati Uniti.
Janice Lyn ha iniziato a praticare il karate nel 1965 e ha continuato a praticare diverse arti marziali, tra cui la kickboxing. Nel 1975, Lyn ha partecipato al primo incontro di kickboxing femminile ufficiale negli Stati Uniti, sconfiggendo la sua avversaria sui tre round.
Successivamente, Janice Lyn ha continuato a lottare e ha vinto il titolo di campionessa mondiale di kickboxing nel 1976. Inoltre, ha fondato la prima scuola di kickboxing femminile negli Stati Uniti, aprendo la strada a molte altre donne che hanno iniziato a praticare questo sport.
Negli anni '60 e '70, le donne che praticavano arti marziali erano pochissime e spesso dovevano lottare per ottenere il riconoscimento e il rispetto dei loro compagni di allenamento e degli allenatori. Tuttavia, molte di queste donne hanno perseverato e hanno aperto la strada a molte altre donne che hanno potuto praticare arti marziali in modo più accessibile e inclusivo.
Una di queste donne è Linda Denley, una pioniera delle arti marziali femminili negli Stati Uniti. Linda Denley ha iniziato a praticare il karate nel 1961, all'età di 14 anni, e nel corso degli anni successivi ha proseguito con lo studio di judo e aikido. Nel 1968, Linda Denley ha vinto il suo primo titolo di campionessa nazionale di karate.
Un'altra donna pioniera delle arti marziali è Cynthia Rothrock, una star del cinema di arti marziali degli anni '80 e '90. Rothrock ha iniziato a praticare le arti marziali all'età di 13 anni, vincendo diversi titoli nazionali e internazionali nel karate e nel taekwondo.
Ci sono anche molte altre donne che hanno fatto la storia delle arti marziali, come Holly Holm, regina della kickboxing e delle arti marziali miste, e Ronda Rousey, proveniente dal Judo e distintasi come campionessa di MMA che ha aperto la strada a molte altre donne in questa disciplina.
In Thailandia molte ragazze si stanno dedicando alla pratica della Muay Thai ed alle MMA: tra esse alcune campionesse di altissimo livello come Stamp Fairtex ed Anna "Supergirl" Jaroonsak si stanno distinguendo in vari circuiti locali e mondiali come la ONE Championship.
Le donne nelle MMA ed in UFC
Ci sono molte fighter di MMA note e forti dei giorni nostri ed ogni elenco fa un torto alle fighter non incluse al suo interno. Tuttavia non è possibile concludere un articolo sul combattimento femminile senza citare le seguenti campionesse:
Amanda Nunes: la brasiliana Nunes è considerata la migliore fighter di MMA femminile di tutti i tempi. È la prima donna a detenere titoli in due categorie di peso in UFC (Bantamweight e Featherweight) e ha una serie di vittorie impressionante contro avversarie di alto livello.
Valentina Shevchenko: la kickboxer e lottatrice kirghiza naturalizzata peruviana è considerata una delle migliori fighter di MMA femminile al mondo. Ha un record impressionante di vittorie e ha detenuto il titolo dei pesi mosca femminile UFC dal 2018. Di recente è stata spodestata dal suo trono da Alexa Grasso, altra importante fighter di MMA.
Cris Cyborg: la brasiliana Cristiane Justino Venâncio ha una delle più impressionanti carriere di MMA femminile, con una serie di vittorie per KO contro avversarie di alto livello. Ha detenuto il titolo dei pesi piuma femminile in UFC, Strikeforce e Invicta FC.
Joanna Jędrzejczyk: originaria della Polonia, Jędrzejczyk è stata la prima fighter femminile polacca ad unirsi all'UFC, dove ha detenuto il titolo dei pesi paglia femminile per un lungo periodo grazie alle sue grandissime capacità di striker, diventando una icona per la sua categoria.
Queste sono solo alcune delle fighter di MMA più note e forti dei giorni nostri, ma ci sono molte altre donne che stanno facendo la storia in questo sport e che continuano a sfidare i limiti di genere e a dimostrare che le donne possono essere altrettanto forti e abili degli uomini sul ring, sul tatami o nell'ottagono.
Le donne italiane delle arti marziali e degli sport da combattimento
In Italia ci sono diverse donne che si sono distinte negli sport da combattimento: anche qui ogni elenco fa torto ai nomi non presenti che si meriterebbero una citazione, tuttavia non si può parlare di donne fighter italiane senza citare i nomi di:
Veronica Vernocchi: l'atleta genovese è una delle più grandi kickboxer di tutti i tempi, con numerose vittorie a livello internazionale e mondiale. Ha anche partecipato ai Giochi Olimpici di Atlanta del 1996.
Simona Galassi è una pugile italiana, già campionessa europea dei pesi mosca EBU, campionessa mondiale dei pesi Mosca WBC e campionessa mondiale pesi supermosca IBF.
Chiara Vincis: la kickboxer italiana è stata campionessa mondiale di kickboxing ed ha collezionato successi in circuiti mondiali come l'ENFUSION.
Sveva Melillo: la viterbese è stata campionessa del mondo di Muay Thai ed ha una palmarés di titoli italiani e mondiali che la rende di fatto la la regina della Muay Thai italiana.
Jleana Valentino: soprannominata "Nikita" ha al suo attivo una esperienza incredibile in diverse discipline che spaziano dalla Muay Thai alla K1 alle MMA. È stata campionessa del mondo di Shoot Boxe e campionessa europea di Muay Thai, nonché più volte campionessa italiana FIKBMS e WAKO PRO.
Chiara Penco è una lottatrice italiana di arti marziali miste, nota come "Beasty Barbie" per la sua combinazione di grazia e forza nella lotta. È conosciuta per le sue abilità nel grappling e nella lotta al suolo, e ha partecipato a diversi eventi di MMA in Italia e in Europa. Oltre alla sua carriera da lottatrice, è anche modella e influencer sui social media.
Gloria Peritore è una kickboxer, pugile e artista marziale mista italiana. È l'attuale campionessa ISKA World Flyweight Kickboxing e Oriental Rules, classificata come la decima miglior kickboxer femminile pound for pound al mondo da Beyond Kick. Di recente si è dedicata anche al pugilato.
Ima Testa è stata la prima pugile italiana a qualificarsi per le Olimpiadi estive nel pugilato femminile, partecipando alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016, dove ha raggiunto gli ottavi di finale. Nel 2021 ha partecipato alle Olimpiadi di Tokyo, dove ha vinto la medaglia di bronzo nel pugilato femminile nella categoria dei pesi gallo. Ha vinto numerosi titoli nazionali e internazionali nel corso della sua carriera, dimostrando di essere una delle pugili più talentuose e promettenti d'Italia.
Ed oltre alle donne che hanno fatto la storia di una disciplina sportiva bisogna dare il merito a donne note che provengono da altri contesti l'aver praticato con dedizione una arte marziale o sport da combattimento fino a raggiungere risultati che vanno ben oltre il dilettantismo, come Elisabetta Canalis che di recente ha fatto il suo primo match di kickboxing e Michelle Hunziker che pratica il durissimo Karate Kyokushinkai.
Entrambe le ragazze infatti hanno sudato in palestra come e più di tanti amatori che magari si permettono commenti allusivi e disdicevoli: il loro impegno va premiato con la giusta ammirazione, anche in considerazione dell'attenzione che portano grazie ai loro nomi verso le rispettive discipline.
Futuro roseo per le donne che combattono?
Non occorre una intelligenza superiore per capire che le donne non hanno nulla da invidiare ai maschi in combattimento: semmai serve una intelligenza inferiore per non capirlo. È importante che gli sforzi per pareggiare i conti di una bilancia da tempo pendente solo da una parte non si interrompano ed anzi, continuino per offrire le stesse opportunità a tutti i combattenti, a prescindere dal loro sesso.
L’unico temibile avversario che ancora le donne, inspiegabilmente, devono ancora affrontare, è il pregiudizio: e si tratta di un opponente scorretto ed infido, che si batte solo con la diffusione della cultura, l’evidenza dei fatti ed il tempo.




